Tra i primi insegnamenti dell’Università degli Studi della Basilicata: il Romeno

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L’Università della Basilicata venne istituita nel 1982 grazie agli ingenti aiuti dell’allora Ministro degli esteri Emilio Colombo. Si doveva pensare a quali cattedre aprire e all’interno del Dipartimento di Lettere e Filosofia, su suggerimento del professore Alberto Varvaro, venne istituito l’insegnamento di Lingua e Letteratura Romena.

Emilio Colombo negli anni precedenti aveva spesso fatto visita a Ceauşescu in Romania, probabilmente suggerì egli stesso un approfondimento delle relazioni bilaterali tra Italia e Romania attraverso lo studio della lingua e della cultura romena. La prima cattedra di Romeno fu istituita a Torino da Giovenale Vegezzi Ruscalla, il quale nel periodo risorgimentale aveva avuto dei contatti con la Transilvania, nel 1863. Tra i primi studiosi della lingua romena ricordiamo Carlo Cattaneo, il quale scrisse nel 1837 il primo saggio sulle somiglianze linguistiche tra il valacco e l’italiano. Tra i romenisti si distinsero, Ramiro Ortiz, fautore dell’istituzione dell’Istituto Italiano di Cultura a Bucarest nel 1924, e poi padre dell’insegnamento di Lingua e Letteratura Romena all’Università di Padova, da cui passarono Nina Facon, Lorenzo Renzi, Alexandru Niculescu, che molto hanno dato allo sviluppo dello studio della Lingua e della cultura romena in Italia. Una cattedra ancora oggi molto attiva e con studenti impegnati nella promozione e nella diffusione anche della letteratura romena in Italia. Rosa Del Conte, traduttrice del sommo poeta Mihai Eminescu, che consacrò tutta la vita al romeno, tanto che la sua eredità passò alla Cattolica di Milano per far ri-sorgere la cattedra di Lingua e Letteratura romena, persasi negli anni, quando a lei fu affidato l’insegnamento istituito da Isopescu negli anni Trenta alla Sapienza di Roma.

Nel 1986, la cattedra di romenistica dell’Università della Basilicata fu affidata, per concorso, al professor Gheorghe Carageani, già docente ordinario all’Università L’Orientale di Napoli. Potenza, fu, per cinque anni, un’importante sede a sud di Napoli in cui si insegnasse lingua e letteratura romena. Gli studenti da 3 nel 1986 divennero più di 20 nel 1991, quando l’insegnamento fu chiuso. Già dopo il primo anno il professor Carageani riuscì ad ottenere il lettorato, molto difficile in quegli anni e con così pochi studenti in un’Università così giovane. La lettrice madrelingua scelta dal governo romeno è Mihaela Scaramutu, sposata in Calabria, ad Acri. Alcuni studenti, tra i primi, ancora hanno un legame con la Romania, due dei tre frequentano a distanza di trent’anni ancora corsi di romeno presso l’Accademia di Romania a Roma, mentre due appartenenti al gruppo ultimo sono poi divenuti ricercatori e ordinari di Filologia romanza all’Unibas, ottenendo anche diverse borse di studio in Romania. Perché allora fu cancellato l’insegnamento di romeno dall’Università della Basilicata? Chiediamo al professor Carageani.

«Mi sono trovato molto bene con i colleghi, il Rettore e ho trovato studenti interessati, tanto che dopo il primo anno il Preside di Facoltà mi chiese di tenere anche dei corsi di Linguistica romanza e storia comparata delle lingue neo-latine. Riuscii anche ad ottenere in breve tempo il lettorato, impresa ardua a quei tempi e per un’Università appena creata. Venne chiamata come lettrice Mihaela Scaramutu, all’epoca residente in Calabria. Ma io abitavo a Roma e se avessi saputo la difficoltà che mi attendeva nel raggiungere Potenza ogni settimana, avrei rifiutato la cattedra. Il disagio che mi apprestavo a vivere sia io che la lettrice, la quale impiegava 5 ore per raggiungere la città di Potenza, ci bloccarono nel continuare la nostra attività dopo cinque anni. Nonostante la domanda crebbe in modo esponenziale. In aggiunta, la Facoltà di Lettere e Filosofia a cui faceva capo l’insegnamento di Lingua e Letteratura Romena aveva come sede un’abitazione in centro, non del tutto agibile. Questo ci portò a rinunciare dopo cinque anni al progetto, nonostante avessimo anche presentato diverse iniziative, tra cui una mostra di Horea Cucerzan molto apprezzata dalla stampa locale. Ricordo che molte posizioni erano vacanti proprio perché il personale docente si rifiutava di prestare servizio a Potenza. Molti studenti dell’Unibas ottennero anche delle borse di studio in Romania e alcuni proseguirono gli studi in questo campo, con alcuni di loro ancora oggi parlo e mi confronto sulla lingua e la cultura romena».

Nel 1991 la cattedra rimase vacante e poi fu chiusa. Un peccato se pensiamo alle relazioni che oggi intercorrono tra i due Paesi, e al potenziale che poi negli anni hanno assunto le relazioni bilaterali. Un legame che resta e resiste, che è stato con Dinu Adameşteanu e Constantin Udroiu e che potrebbe essere riscoperto e promosso magari con un altro tentativo dell’Unibas di aprire un canale di studio della lingua e della letteratura romena in Basilicata.

Qualche giorno fa ho scorto un articolo in cui veniva presentata la crisi dell’Ateneo lucano. In un mondo competitivo, essere attraenti e attrattori è l’unico modo per sopravvivere. Internazionalizzare con intelligenza, riscoprendo legami storici e prolifici, potrebbe essere uno di quei passi verso la soluzione di questa e altre crisi lucane.

 

Ida Valicenti

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