Più soldi per la Romania?

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Per l’esercizio finanziario 2021-2027, la Commissione Europea propone la modernizzazione della politica di coesione, la principale politica di investimenti dell’UE.

Per l’esercizio finanziario 2021-2027, la Commissione Europea propone la modernizzazione della politica di coesione, la principale politica di investimenti dell’UE. Aumenteranno del 6% i fondi di coesione destinati all’Italia e agli stati membri del sud del continente, colpiti dalla crisi economica e dall’ondata di migranti e, parallelamente, diminuiranno i finanziamenti per altri stati comunitari. La Romania dovrebbe ricevere, però, 27 miliardi di euro come fondi di coesione, dell’8% in più – cioè 2 miliardi di euro – rispetto al corrente esercizio finanziario 2014-2020. Si tratta di un importo notevole, che equivale al 15% del Pil della Romania al livello dello scorso anno.

“Per la prima volta nella storia dell’UE, la politica di coesione è la più importante politica, è la principale risorsa di investimenti in Europa. E’ la più rilevante espressione della solidarietà, volta a ridurre le disparità economiche, sociali e territoriali in Europa. Credo che, nel contesto attuale, quando assistiamo a questa triste realtà con il secondo grande contributore che esce dall’Unione Europea, siamo riusciti a proporre una politica di coesione per tutte le regioni, che non lascia indietro nessuno. Abbiamo migliorato anche l’accessibilità di questa politica, per adattarla alle nuove priorità e per aumentare la protezione dei cittadini dell’UE”, ha detto la commissaria europea per la politica regionale, Corina Cretu.

Nell’esercizio finanziario 2007-2013, la Romania ha perso 1,6 miliardi di euro in quanto non è stata in grado di spendere il denaro proveniente dai fondi strutturali. Per il corrente esercizio finanziario, la Romania beneficia di fondi strutturali e di coesione pari a 25 miliardi di euro. Però, dopo quattro anni e mezzo dall’inizio dell’esercizio finanziario, la Romania ha preso solo 2,7 miliardi di euro, cioè poco più del 10% dei fondi stanziati. A questo punto, sarà Bucarest capace di cambiare qualcosa, al fine di attirare più soldi?

La commissaria Corina Cretu ritiene molto importante la preparazione dei progetti in anticipo. “Nel nuovo esercizio finanziario, dopo il 2020, concederemo maggiore sostegno alle autorità locali, urbane e territoriali, che potranno impegnarsi di più nella gestione dei fondi europei, poichè riteniamo che le regioni e le città sanno meglio di noi, quelli di Bruxelles, dove orientare gli investimenti e quali sono le necessità. Contiamo su un budget di 374 miliardi di euro per tutti i 27 stati membri. Il 75% di questi 374 miliardi sarà destinato anche d’ora in poi alle regioni che richiedono maggiormente investimenti, quindi verso le regioni meno sviluppate. La Romania si annovera tra i Paesi che guadagnano di più. Romania, Bulgaria e Grecia avranno l’8% in più rispetto al periodo precedente. La cosa importante è anche utilizzare questi fondi per progetti concreti, volti a migliorare il tenore di vita della gente. Credo che i progetti vanno preparati in anticipo, per avvalerci di questa opportunità”, ha aggiunto la commissaria Corina Cretu.

Il bilancio per il periodo 2021-2027, il primo dopo la Brexit, dovrebbe aumentare a 1.100 miliardi di euro dai 1.000 miliardi nell’attuale esercizio di sette anni. Le proposte della Commissione riguardano lo stanziamento di maggiori fondi ai settori ricerca, sicurezza ed economia digitale. “Abbiamo semplificato le norme, e tale fatto sarà nel vantaggio di tutti, da piccole aziende a imprenditori, scuole o ospedali, che potranno ottenere soldi più facilmente”, ha detto inoltre la commissaria UE. La politica di coesione divide le regioni in tre categorie: meno sviluppate, di transizione e sviluppate. Il Pil pro capite si riconferma il principale criterio nello stanziamento dei fondi necessari alla riduzione delle disparità e ad aiutare le regioni con bassi redditi e crescita economica a recuperare i gap. Inoltre, sono stati introdotti nuovi criteri per meglio riflettere la realtà sul campo, cioè la disoccupazione giovanile, il basso livello di istruzione, i cambiamenti climatici, l’accoglienza e l’integrazione dei migranti.

La commissaria Cretu ha spiegato anche perchè la Polonia e l’Ungheria riceveranno meno fondi: Bruxelles riconosce i progressi compiuti da questi Paesi negli ultimi anni. Ad esempio, la Polonia è entrata a far parte dell’UE quando il suo Pil era al quasi al 50% della media europea, mentre ora ha raggiunto il 75% di questa media. Il tenore di vita della popolazione ha registarto un salto notevole. La commissaria ha fatto riferimento anche alla questione del taglio di fondi europei se viene violato lo stato di diritto. Il futuro meccanismo che verrà applicato se uno stato slitta dalle norme democratiche sospenderà i fondi in senso orizzontale, quindi tutti i fondi europei. Si sta ancora lavorando al meccanismo, è un argomento sensibile ed è importante che non lasci spazio agli abusi, ha sottolineato Corina Cretu.

Articolo tratto da www.rri.ro

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